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Paghe e contributi 16 Febbraio 2026

Il punto sul ticket di licenziamento

Nel 2026 il ticket di licenziamento diventa più oneroso: fino a 1.949 euro per lavoratore. Si applica alle cessazioni a tempo indeterminato che danno diritto alla NASpI, si calcola sull’anzianità degli ultimi 3 anni. Un costo da stimare sempre prima di recedere.

Il contributo di licenziamento, comunemente chiamato ticket NASpI, è l’onere che il datore di lavoro deve versare all’Inps quando si interrompe un rapporto di lavoro a tempo indeterminato in una situazione che dà al lavoratore il diritto, anche solo teorico, all’indennità di disoccupazione. Si tratta di un contributo introdotto dalla L. 92/2012 per finanziare la NASpI e la sua misura è collegata ogni anno al valore massimo mensile dell’indennità.Per il 2026 l’Inps ha fissato il massimale NASpI in 1.584,70 euro e di conseguenza il ticket è pari al 41% di tale importo per ogni anno di anzianità aziendale maturata negli ultimi 3 anni, con un valore annuo di 649,72 euro e un limite massimo complessivo pari a 3 annualità, quindi 1.949,16 euro. Il riferimento ufficiale è la circolare Inps 28.01.2026, n. 4. Il calcolo non dipende dalla retribuzione del singolo lavoratore ma esclusivamente dal massimale NASpI dell’anno di cessazione. L’importo si determina in proporzione ai mesi di anzianità utili, fino a un massimo di 36 mesi, e va versato in un’unica soluzione con la denuncia contributiva successiva alla cessazione. Rileva tutta l’anzianità aziendale recente, compresi eventuali periodi a termine seguiti senza soluzione di continuità dalla stabilizzazione. Sono invece esclusi dal conteggio alcuni periodi particolari, come le aspettative non retribuite, il congedo straordinario per assistenza a familiari con disabilità grave e, nel lavoro...

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