Insolventi: l’Europa armonizza le regole con la Direttiva 2026/799
Con la seconda Direttiva Insolvency, l'UE, entro il 2029, punta a rendere le procedure di recupero crediti efficienti e prevedibili. Dai pre-pack al rintracciamento dei beni, sono diverse le nuove forme di tutela dei diritti dei creditori.
La Direttiva (UE) 2026/799, nota come seconda Direttiva Insolvency, nasce dall’esigenza di abbattere quelle barriere normative che, come sabbia negli ingranaggi, rallentano gli investimenti transfrontalieri. Al centro della riforma si trovano le azioni revocatorie, in tale ambito gli Stati membri dovranno garantire che pagamenti o garanzie atti a favorire indebitamente un creditore siano dichiarati inefficaci se avvenuti almeno nei 3 mesi precedenti la domanda di insolvenza, a condizione che la controparte conoscesse lo stato di crisi. Per gli atti a titolo gratuito o con corrispettivo irrisorio, la revocatoria si estenderà ad almeno 12 mesi. In caso di atti intenzionalmente volti a danneggiare la massa dei creditori, il termine per la revocabilità sale ad almeno 2 anni dal deposito della domanda di insolvenza.La ricerca del patrimonio del debitore verrà potenziata attraverso l’accesso diretto e immediato, per le autorità amministrative e per gli organi giurisdizionali designati, oltre che ai registri dei conti bancari nazionali, anche a quelli degli altri Stati membri. Tale condivisione si estenderà anche ai registri immobiliari, catastali e dei beni mobili registrati. Parallelamente, verrà assicurato un accesso tempestivo alle informazioni sulla titolarità effettiva. Questo sistema coordinato di banche dati permetterà agli amministratori delle procedure di identificare non solo i flussi finanziari, ma anche chi detiene realmente il controllo degli strumenti...