Dalla proroga dello stato di emergenza che terminerà il 31.03.2022 all’attuazione del nuovo protocollo, siglato dalle parti sociali, per integrare quanto previsto dalla L. 81/20217 che regola il lavoro agile.
Lo smart working si è molto evoluto dal 2017, anno della sua introduzione nel nostro ordinamento. In particolare, durante la pandemia si è diffuso in maniera esponenziale. Le aziende hanno beneficiato soprattutto della procedura semplificata, che ha agevolato il ricorso allo strumento.
Con la fine dell’anno, molti si sono chiesti cosa sarebbe successo ai lavoratori che ancora oggi stanno svolgendo la prestazione in modalità agile. In particolare, 2 eventi hanno definito la strada per la gestione e per l’evoluzione post-pandemia di questo strumento che ha rivoluzionato la gestione del lavoro di molte persone e di molte aziende.
In primis, la proroga dello stato di emergenza, stabilita dal Consiglio dei Ministri che si è riunito il 14.12.2021, ha determinato il prolungamento della gestione della comunicazione semplificata per lo smart working. Infatti, la proroga contenuta nell’art. 9 del provvedimento consente, sia ai dipendenti pubblici sia a quelli privati, di ricorrere al lavoro da remoto, derogando ad accordi sindacali o individuali con l’azienda.
La normativa emergenziale stabilisce una disciplina diversa di favore rispetto a quella ordinaria:
l’azienda può adibire i lavoratori allo smart working anche in assenza degli accordi previsti per legge;
l’azienda deve servirsi della procedura semplificata predisposta dal Ministero del Lavoro per inviare i nominativi dei dipendenti in smart working, ossia...