Calcolo contributivo per tutti e penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima di una determinata età, con un potenziamento della previdenza complementare.
Affermare che ogni autunno negli ultimi anni riserva sorprese dal punto di vista climatico è senz’altro retorico. Ma è altrettanto retorico affermare che ogni autunno nel nostro Paese è “caldo” sul piano delle vertenze di lavoro e gravido di propositi riformatori. A tenere banco sul primo aspetto è il green pass, sul secondo la promessa di una riforma delle pensioni (ma anche delle integrazioni salariali, del Fisco, della circolazione dei monopattini, ecc.).
Come è possibile nel 2021 riproporre il tema della riforma delle pensioni? E in quale chiave? Per consentire l’uscita anticipata dei lavoratori o per inasprire i requisiti di pensionamento? Per mitigare gli effetti penalizzanti del sistema di calcolo contributivo o per darne un’applicazione universale?
Alla fine del 2021 si conclude tra luci e ombre l’esperienza della pensione anticipata con la c.d. quota 100, che non sarà prorogata perché insostenibile per la finanza pubblica. Anche il congelamento fino al 2026 dei requisiti per la pensione anticipata “ordinaria” (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne) è a rischio.
Dunque, quali sono gli spazi concreti per un intervento riformatore?
Per rispondere a queste domande è utile mettere a fuoco le direttrici dei provvedimenti di riforma, che vincolano come dei binari ideali i percorsi degli odierni aspiranti riformatori. Qualunque riforma...