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Lavoro 26 Maggio 2023

La settimana corta: cambiamento sistemico o di facciata?

Il dibattito, in corso ormai da tempo, mostra luci e ombre di un nuovo modello che sembra destinato a prendere piede anche in Italia. In realtà, escludendo iniziative di sperimentazione, non c’è ancora nulla di concreto.

Da qualche tempo si parla con insistenza di “settimana corta”. Grazie alla diffusione di nuovi modelli organizzativi, smart working in primis, sempre più aziende nel mondo adottano la settimana di 4 giorni lavorativi, alternando 35/36 ore di lavoro a 3 giorni di riposo. Tuttavia, ciò che in molti Paesi sembra ormai la normalità, da noi merita qualche riflessione. Negli ultimi anni, complice la pandemia, molti lavoratori hanno potuto sperimentare il lavoro a distanza e hanno imparato a porre limiti al lavoro. Grandi dimissioni, quitfluencer (chi, dimettendosi dal posto di lavoro, con il suo esempio spinge altri colleghi a fare lo stesso), quiet quitting (tendenza a lavorare lo stretto necessario per non perdere il posto di lavoro), sono solo alcuni dei fenomeni che in modo più marcato caratterizzano le attuali dinamiche del mercato del lavoro. Tra tutti, il comune denominatore è la ricerca del tempo libero e l’accresciuta consapevolezza di dover costruire il proprio equilibrio tra vita privata e vita lavorativa. L’attenzione si sposta verso nuove forme di retention (capacità di una organizzazione di trattenere i propri collaboratori all’interno della stessa) e di flessibilità, tra cui la riformulazione della settimana lavorativa. In Italia, stante l’assenza di una precisa regolamentazione normativa, le prime sperimentazioni coinvolgono grosse aziende o gruppi, ossia quelle più...

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