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Lavoro 14 Novembre 2022

Le spese sostenute dal dipendente in smart working sono rimborsabili?

Il lavoratore sostiene diversi costi in smart working, quali luce/gas o connessione Internet; d’altra parte, risparmia le spese di trasferimento dall’abitazione al luogo di lavoro. Analizziamo cosa può rimborsare il datore di lavoro.

La scelta del datore di lavoro privato di sostenere i propri lavoratori in smart working rimborsando tutto o in parte i costi sostenuti per lavorare a casa comporta un’analisi fiscale e previdenziale. Il rimborso delle spese sostenute dai lavoratori in smart working è una decisione volontaria del datore di lavoro; si consiglia quindi di predisporre un accordo scritto individuale/collettivo o discuterne con le organizzazioni sindacali. I rimborsi spese si configurano come una reintegrazione economica di costi che il lavoratore ha sostenuto nell’interesse del datore di lavoro; per l’anno 2022, non concorrono al reddito sino a 600 euro annui. Nei vari interpelli l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che le spese sostenute dal lavoratore per svolgere e garantire la prestazione di lavoro sono spese necessarie sostenute nell’interesse del datore di lavoro e pertanto esenti da contributi e imposte. La condizione è che siano calcolate “in modo oggettivo e verificabile”; occorre distinguere per esempio la quota di costo della corrente elettrica, gas o riscaldamento che il lavoratore ha sostenuto per lavorare e la quota di costo per uso personale. In passato l’Agenzia delle Entrate, in tema di telelavoro, era entrata nel merito riconoscendo esenti il rimborso delle spese di comunicazione e connettività Internet in quanto necessari per collegarsi con le risorse informatiche aziendali. In questo contesto si...

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