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Lavoro 05 Febbraio 2019

Le tortuose strade delle politiche attive per il lavoro


Dopo averne fissato la copertura finanziaria con la legge di Bilancio, il Governo ha presentato pochi giorni fa il D.L. contenente le 2 misure considerate centrali nella propria azione, il Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Da un punto di vista tecnico, sicuramente l’attesa maggiore è riposta verso il Reddito di Cittadinanza, che nelle intenzioni del Governo dovrebbe rivoluzionare i servizi di politica attiva del lavoro, oltre a contrastare forme di povertà. Dopo la pubblicazione in G.U del D.L. 4/2019 e il varo del sito web dedicato, vediamo in estrema sintesi di cosa si tratta, tralasciando di prendere in considerazione la sua declinazione pensionistica, la c.d. pensione di cittadinanza, e gli aspetti tecnici legati all’affettiva percezione. Come misura diretta al contrasto alla povertà, viene riconosciuto un “beneficio economico” composto da due elementi: a) una componente a integrazione del reddito familiare, come definito ai sensi dell’art. 2, c. 6, fino alla soglia di € 6.000 annui (€ 500 mensili) moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’art. 2, c. 4; b) una componente a integrazione del reddito dei nuclei familiari residenti in abitazione in locazione, pari all’ammontare del canone annuo previsto nel contratto di locazione, come dichiarato a fini ISEE, fino a un massimo di € 3.360 annui (€ 280 mensili). Un totale massimo di € 780 mensili,...

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