Grazie alla Direttiva UE 2026/470 il legislatore europeo ricalibra il quadro della rendicontazione societaria obbligatoria di sostenibilità, riducendo oneri, perimetro applicativo, numero soggetti obbligati e trickle-down informativo sulle PMI.
Nuovo perimetro della rendicontazione - Restano soggette agli obblighi le imprese con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato/ricavi netti annui e contestualmente le PMI quotate vengono escluse. Questo taglio produce 2 conseguenze operative immediate, ovvero una rimappatura della clientela (molte imprese che si stavano organizzando per rientrare nel perimetro dovranno ricalcolare la propria posizione, anche in ottica di gruppo) e una rinegoziazione delle aspettative di mercato (filiere, banche e stakeholder potrebbero continuare a richiedere dati ESG, ma su basi differenti, più contrattuali e meno “compliance-driven”).“Wave one” e l’esenzione transitoria - Un passaggio delicato riguarda le imprese che hanno già pubblicato il primo bilancio di sostenibilità sull’esercizio 2024 (le cosiddette “wave one”): se, alla luce delle nuove soglie, escono dal perimetro, è prevista un'esenzione transitoria che le vedrà fuori dall’ambito per 2025 e 2026. Qui si pone un quesito, pratico e strategico, per le imprese: interrompere il reporting, sapendo che la scelta può ridurre costi nel breve e creare incoerenza storica e difficoltà nel dialogo con finanziatori e clienti oppure proseguire volontariamente, salvaguardando comparabilità e credibilità e richiedendo un perimetro informativo sostenibile e difendibile?Stop agli standard settoriali obbligatori - La direttiva elimina il mandato allo sviluppo di standard settoriali obbligatori...