Netto fisso mensile: i pro e contro per azienda e dipendente
Il netto fisso mensile ha l’indiscutibile vantaggio di garantire ogni mese lo stesso importo da liquidare al dipendente. Ma accanto alle luci ci sono anche le ombre per l’azienda e il lavoratore.
Le trattative tra azienda e dipendente dirette a definire il compenso mensile possono portare all’introduzione di un netto concordato, come tale fisso in tutti (o quasi) i periodi di paga. Quella descritta è veramente la soluzione migliore per entrambe le parti del contratto di lavoro? Analizziamo la questione in dettaglio. Pro e contro per il dipendente - Il vantaggio per il dipendente di avere un netto fisso mensile è quello di vedere in ogni busta paga e accreditato sul conto corrente lo stesso importo, eccezion fatta per:- i mesi in cui il netto, senza l’adeguamento, è già di per sé superiore all’importo concordato (ad esempio per effetto dei rimborsi da dichiarazione dei redditi);- le assenze che, in virtù degli accordi scritti con l’azienda, non conferiscono il diritto all’adeguamento. Con riguardo a quest’ultimo aspetto, le parti possono accordarsi per escludere l’adeguamento a fronte delle assenze per malattia che interessino l’intero mese. Al tempo stesso, tuttavia, la voce di adeguamento del netto (essendo variabile di mese in mese) non appartiene alle componenti fisse della retribuzione, a differenza di paga base, scatti di anzianità, superminimi e altre voci riconosciute (a meno di accordi di modifica dell’importo) secondo lo stesso ammontare in ogni cedolino. La voce di adeguamento del netto appartiene, pertanto, alle voci variabili della retribuzione, quelle che occupano la parte centrale del cedolino e non concorrono (a differenza di...