Con la legge di Bilancio per il 2026 cambiano nuovamente, in senso favorevole per i lavoratori, le regole della tassazione agevolata dei premi di risultato. Due sole note dolenti: la modifica è solo temporanea e la conversione in forme di welfare perde indubbiamente appeal.
La disciplina dei premi di risultato è stata introdotta in forma strutturale dalla legge di Stabilità 2016 (art. 1, cc. 182-189 L. 208/2015), che ha previsto l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali, in luogo della tassazione ordinaria progressiva, sulle somme erogate ai lavoratori dipendenti del settore privato in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali. Le successive leggi di Bilancio hanno progressivamente ridotto l’aliquota agevolata, portandola dal 10% al 5% a partire dal 2023, con conferma per il 2024 e il 2025.Con la legge di Bilancio 2026 il legislatore compie un ulteriore, significativo intervento, riducendo l’aliquota all’1% per il biennio 2026-2027 e innalzando contestualmente il plafond massimo agevolabile. Inoltre, è stato elevato il tetto entro cui è applicabile l’aliquota agevolata da 3.000 a 5.000 euro annui per lavoratore. Il limite si riferisce al singolo lavoratore sull’arco dell’anno solare: se il dipendente ha percepito premi da più datori di lavoro nel corso dell’anno, il tetto di 5.000 euro opera complessivamente.Il vantaggio fiscale per il lavoratore è immediatamente quantificabile: un premio di 5.000 euro comporta un’imposta sostitutiva di soli 50 euro a fronte dei 250 euro che sarebbero stati applicati con l’aliquota del 5%. In presenza di un’aliquota Irpef ordinaria del 33-43%, il risparmio fiscale risulta ancora più marcato.I requisiti...