Accertamento, riscossione e contenzioso
11 Agosto 2026
Parere del Mise: l’incoerente principio di diritto della Cassazione
Per la Cassazione il parere del Mise sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo è una mera facoltà dell’Ufficio; ma il “può” della norma, calato in un’attività vincolata, si traduce in “deve” al ricorrere dei presupposti.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5.06.2026, n. 18157, riferendosi al credito d’imposta per ricerca e sviluppo, precisa che la preventiva richiesta di un parere tecnico al Mise è solo una facoltà per l’Amministrazione, come indica l’espressione letterale usata nella norma (art. 8, c. 2 D.M. 27.05.2015) che fa riferimento a “può” e non a “deve”. A tal proposito si ritiene doveroso sottolineare che la questione non è pertinente alla menomazione del diritto di difesa del contribuente, ma a come la funzione impositiva nei suoi paradigmi costituzionali deve essere intesa. La funzione impositiva declinata costituzionalmente costituisce un’attività vincolata, da intendere come sottoposta a indeclinabili tutele nei confronti del contribuente elevate a diritti fondamentali dallo Statuto del contribuente e dai Principi comunitari che presidiano il corretto procedimento amministrativo.Alla luce, proprio e anche in unione, del rappresentato indeclinabile diritto del contribuente alla buona amministrazione, si sottolinea che l’atto impositivo, essendo dotato di autotutela esecutiva, dispone del supporto di eccezionali prerogative autoritative, che gli consentono automatiche ingerenze patrimoniali incidenti in diritti soggettivi del contribuente e, quindi, idonee a procurare una condizione di unilaterale invadenza in situazioni giuridiche costituzionalmente tutelate. Non può, quindi, non derivarne la fisiologica equazione in base alla quale...