Fidelizzare una risorsa inserita all’interno di un’azienda è una delle priorità più condivise dai datori di lavoro. Il continuo turnover del personale, tenuto conto dell’influenza della concorrenza, limita, infatti, la progressione dell’attività lavorativa.
Per garantire un miglioramento dell’efficienza di un lavoratore ed evitare spiacevoli episodi, sono stati introdotti alcuni istituti, tra i quali il più noto è certamente il patto di stabilità, che qui si intende approfondire.
Si tratta di un accordo con cui le parti si impegnano a non recedere dal rapporto instaurato per un determinato arco temporale. Definito anche come “clausola di durata garantita”, esso può essere inserito all’interno del contratto individuale di lavoro.
Perché sia funzionante è necessario che si verifichino dei vantaggi reciproci per le parti coinvolte. In via generale, il datore di lavoro si assicura le prestazioni del lavoratore per un determinato periodo di tempo, mentre il dipendente ottiene in cambio un compenso o altro vantaggio economico, formativo o contrattuale.
La clausola può essere a favore delle seguenti parti:
datore di lavoro;
lavoratore;
entrambi.
Nel 1° caso, utilizzato soprattutto per evitare che le risorse specializzate passino nelle mani della concorrenza, il dipendente si impegna, dietro riconoscimento di un compenso, a non...