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Diritto del lavoro e legislazione sociale 07 Settembre 2026

Sistema pensionistico italiano: obiettivi ed evoluzione

Dalla riforma Dini alla legge di Bilancio 2026, il riordino della previdenza pubblica e complementare passa per il calcolo contributivo, la sostenibilità dei conti e una progressiva stretta sui canali di uscita anticipata dal lavoro.

La gestione degli enti di previdenza deve assicurare l'equilibrio finanziario tra entrate (i contributi versati) e uscite (le prestazioni erogate).La ricerca di questo equilibrio può avvenire con modalità di gestione finanziaria diverse: a ripartizione, se i contributi versati per i lavoratori in un determinato anno vengono utilizzati per erogare le prestazioni pensionistiche nello stesso anno; a capitalizzazione, se i contributi versati vengono accantonati e investiti nei mercati finanziari, con la finalità di costituire un capitale per la successiva erogazione della pensione agli stessi lavoratori.Attualmente il sistema pensionistico italiano è basato su 2 pilastri: la previdenza obbligatoria pubblica, gestita a ripartizione (patto di solidarietà generazionale tra lavoratori attivi e pensionati), e la previdenza volontaria privata (previdenza complementare), gestita a capitalizzazione.L'invecchiamento della popolazione e la riduzione dei lavoratori attivi mettono a rischio questo equilibrio, rendendo necessario un percorso di riforme iniziato negli anni Novanta e tuttora in corso.La riforma Dini ha introdotto il sistema contributivo per il calcolo delle pensioni, basato sui contributi versati in tutta la vita lavorativa, destinato a sostituire il sistema retributivo per chi versa contributi dal 1.01.1996. Negli anni Duemila la riforma Maroni innalza progressivamente i requisiti per la pensione di anzianità e incentiva la previdenza complementare. Segue la riforma...

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