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Lavoro 02 Novembre 2020

Smart working, benefit flessibile o soluzione obbligata

Il lavoro agile, per tradizione inserito nel welfare aziendale, si è trasformato oggi in una modalità organizzativa necessaria, talvolta imposta. Ma se non deriva da una scelta, non si può dare per scontata la soddisfazione dei dipendenti.

Fino a pochi mesi fa il cosiddetto smart working (lavoro agile) era considerato un fenomeno di nicchia. Oggi non passa giorno in cui non venga nominato perché, volente o nolente, ogni settore produttivo ha dovuto farvi ricorso e molti lavoratori lo hanno sperimentato per periodi più o meno lunghi. Lo smart working consente al lavoratore subordinato di svolgere le sue mansioni fuori dal luogo di lavoro per alcuni periodi della settimana, del mese o dell'anno. Il lavoro a distanza, prima della pandemia, era un benefit organizzativo che rientrava a pieno titolo nel welfare aziendale perché garantiva al dipendente una migliore conciliazione vita-lavoro, consentendogli di lavorare a casa o altrove e quindi di organizzare meglio la propria giornata. Il datore di lavoro abbandonava la rigidità dell'orario di lavoro per passare al concetto del raggiungimento di obiettivi. Era necessario un articolato accordo scritto con il dipendente per stabilire le condizioni e le modalità di svolgimento del lavoro, le tutele adottate, i tempi di pausa e di disconnessione dal sistema, i momenti di reperibilità, le tempistiche per il raggiungimento dei risultati. Il datore di lavoro, oltre a garantire al dipendente i mezzi per lavorare a distanza, doveva gestire il proprio organico per rendere efficace questa nuova organizzazione, misurare la produttività e monitorare il buon esito della scelta concordata con il dipendente. Una scelta,...

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