Diritto del lavoro e legislazione sociale
07 Marzo 2026
Stress lavorativo e condotta violenta
La Corte di Cassazione afferma che lo stress lavoro-correlato non può operare quale fattore attenuante della responsabilità disciplinare laddove la capacità di gestire contesti lavorativi difficili sia componente essenziale della professionalità richiesta.
Con l'ordinanza 13.02.2026, n. 3261 la Sezione Lavoro della Cassazione ha accolto il ricorso di una cooperativa sociale avverso la pronuncia della Corte d'Appello che aveva dichiarato illegittimo, per difetto di proporzionalità, il licenziamento per giusta causa intimato a un'operatrice sociosanitaria, ripristinando la decisione del Tribunale di primo grado che ne aveva invece confermato la legittimità.Il caso di specie, connotato da particolare gravità, tratta di una lavoratrice che aveva afferrato per i capelli una paziente con disabilità, facendole sbattere il viso contro la testiera del letto e procurandole ecchimosi al volto. La Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado valorizzando 2 circostanze attenuanti: l'assenza di precedenti disciplinari e il peculiare stress lavorativo derivante dall'assistenza a pazienti affetti da patologie psichiche, ritenute di difficile gestione.La Suprema Corte ha ravvisato nella motivazione della Corte d'Appello un vizio logico insanabile. È contraddittoria, infatti, la motivazione con la quale i Giudici del reclamo, nel riformare parzialmente la sentenza di primo grado, valorizzano la qualificazione professionale della lavoratrice per valutare la massima gravità della sua condotta; mentre dall'altro mostrano di apprezzare lo stesso elemento in senso riduttivo, in particolare laddove richiamano le logoranti condizioni del servizio di assistenza. In altri termini, la Corte d'Appello aveva correttamente riconosciuto...