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Diritto del lavoro e legislazione sociale 20 Agosto 2026

Superminimo, la Cassazione riapre la partita sull’assorbimento

La sentenza 5.08.2026, n. 24476 chiarisce che il comportamento seguito dall’azienda nel tempo può incidere sull’interpretazione della clausola relativa al superminimo individuale.

Un superminimo mantenuto invariato per oltre 10 anni, anche in presenza di più rinnovi del contratto collettivo nazionale, può diventare un dato rilevante per ricostruire la volontà delle parti. È il principio al centro della sentenza 5.08.2026, n. 24476 della Corte di Cassazione, sezione lavoro, che ha cassato una decisione della Corte d’Appello di Roma e disposto un nuovo esame della controversia. Il caso riguarda un trattamento economico indicato nelle comunicazioni individuali come “sovraminimo ad personam individuale”. Per anni la società aveva continuato a corrisponderlo integralmente anche quando il Ccnl aveva prodotto aumenti retributivi. Nel gennaio 2018 l’azienda aveva iniziato ad assorbirlo negli incrementi contrattuali. Da qui il ricorso dei lavoratori per ottenere il riconoscimento della non assorbibilità e la restituzione delle somme trattenute fino all’aprile 2022.Il comportamento dell’azienda entra nell’interpretazione - La Corte d’Appello aveva attribuito un peso prevalente al testo delle comunicazioni individuali, ritenendo applicabile la regola generale dell’assorbibilità. Secondo la Cassazione, il metodo seguito dai giudici territoriali applicava in modo incompleto l’art. 1362 c.c., che richiede di ricostruire la comune intenzione delle parti considerando anche il comportamento tenuto durante l’esecuzione del rapporto. La Suprema Corte richiama un principio già espresso in precedenti decisioni: le parole del contratto devono...

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