RICERCA ARTICOLI
Paghe e contributi 09 Settembre 2026

Superminimo: l’uso aziendale può renderlo non assorbibile

Se l'azienda non applica costantemente e in modo generalizzato l'assorbimento nei rinnovi contrattuali, può formarsi un uso aziendale che rende il superminimo non assorbibile. La Cassazione ammette l'interruzione della prassi, purché sia comunicata ai lavoratori in modo chiaro.

Il superminimo è una quota aggiuntiva della retribuzione riconosciuta al lavoratore rispetto ai minimi stabiliti dal contratto collettivo. Di regola è assorbibile: in occasione di un aumento contrattuale, il datore di lavoro può ridurne l’importo in misura corrispondente, mantenendo invariata la retribuzione complessiva.Questa facoltà, tuttavia, può venire meno anche in assenza di un accordo scritto. A chiarirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza 21.07.2026, n. 23704, che richiama l’attenzione sugli effetti delle prassi retributive adottate nel tempo.Nel caso esaminato, l’azienda aveva mantenuto invariato il superminimo per molti anni, senza assorbirlo in occasione dei successivi aumenti previsti dal contratto collettivo. In seguito aveva deciso di applicare l’assorbimento, riducendo la relativa voce in busta paga.Secondo la Cassazione, la reiterata mancata applicazione dell’assorbimento può determinare la formazione di un vero e proprio uso aziendale. Ciò accade quando il comportamento del datore di lavoro è spontaneo, costante e generalizzato e riconosce ai lavoratori un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva.In presenza di tali condizioni, la non assorbibilità non rappresenta più una semplice scelta occasionale dell’azienda, ma diventa una regola applicabile ai rapporti di lavoro interessati. Non è necessario dimostrare l’esistenza di un accordo espresso tra le parti: può...

Vuoi leggere l’articolo completo?

Abbonati a Ratio Quotidiano o contattaci per maggiori informazioni.
Se sei già abbonato, accedi alla tua area riservata.