Diritto del lavoro e legislazione sociale
05 Giugno 2026
Trasparenza retributiva: come devono organizzarsi i datori di lavoro
Il decreto sulla trasparenza retributiva impone ai datori di lavoro di rendere più chiari criteri salariali, progressioni economiche e differenze di trattamento, trasformando la gestione delle retribuzioni in un tema di governance aziendale.
La novità introdotta dal decreto sulla trasparenza retributiva (D.Lgs. 96/2026) non consiste soltanto in nuovi obblighi informativi, ma in un cambio di paradigma: la retribuzione non è più un dato “interno” da gestire in modo opaco, bensì un elemento organizzativo che deve poter essere spiegato, documentato e, se necessario, difeso. In vista del 7.06.2026 e, soprattutto, a partire da tale data, i datori di lavoro devono quindi passare da una logica meramente adempitiva a una vera logica di governo del dato retributivo.Il primo passo consiste nella ricognizione interna dei ruoli, degli inquadramenti e delle componenti retributive effettivamente riconosciute. Non basta verificare la correttezza delle buste paga ma occorre comprendere se l’assetto retributivo aziendale sia leggibile secondo criteri oggettivi e neutri rispetto al genere. Ciò implica una mappatura dei profili professionali, delle differenze tra categorie omogenee e delle eventuali aree in cui i trattamenti individuali abbiano assunto un peso rilevante rispetto alla struttura contrattuale. L’impresa deve inoltre verificare se il sistema di classificazione applicato sia coerente con il Ccnl e, quando necessario, se debba essere integrato da strumenti aziendali più sofisticati, come job evaluation, griglie di classificazione, salary band e criteri formalizzati di progressione economica.Cosa fare prima del 7.06.2026 - Il decreto entra in vigore il 7.06 e, entro la scadenza iniziale, l’attenzione...