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Accertamento, riscossione e contenzioso 14 Agosto 2026

Utili da accertamento imputabili al solo titolare dell’impresa

La Cassazione, con la sentenza 5.08.2026, n. 24478, ribadisce che il maggior reddito accertato va riferito soltanto al titolare dell’impresa familiare, senza riparto pro quota con i collaboratori né litisconsorzio necessario.

La Cassazione, con la sentenza 5.08.2026, n. 24478, ha ribadito l’orientamento giurisprudenziale che incentra i maggiori utili emersi in occasione dell’accertamento sul solo titolare dell’impresa familiare. Così testualmente la Cassazione: “A conferma della non sovrapponibilità del regime fiscale dell’impresa familiare con quello concernente il contenuto del diritto di partecipazione dei collaboratori e, quindi, con la remunerazione dell’apporto da ciascuno dato nell’ambito dell’impresa familiare, in materia di impresa familiare, il reddito percepito dal titolare costituisce un reddito d’impresa, mentre le quote spettanti ai collaboratori costituiscono redditi di puro lavoro, non assimilabili a quello di impresa, e in caso di accertamento di un maggior reddito imprenditoriale, lo stesso deve essere riferito soltanto al titolare dell’impresa, rimanendo escluso che possa essere attribuito pro quota agli altri familiari collaboratori aventi diritto alla partecipazione agli utili d’impresa”. A tale proposito per la Cassazione è ininfluente la collocazione della disposizione sul trattamento dei redditi prodotti dalle imprese familiari nell’ambito dell’art. 5 del Tuir, in quanto quello del collaboratore non costituisce un reddito prodotto in forma associata, non intersecandosi con l’istituto dell’impresa familiare alcun contratto e alcun vincolo societario. Per il giudice di Cassazione inoltre assume rilevanza il dato letterale del citato art. 5,...

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