Al di là di quanto leggiamo sui giornali sulle “Great Resignation” stiamo sperimentando un po' tutti nei nostri studi e nelle aziende la difficoltà di trovare personale che abbia ancora voglia di lavorare in attività cd. “impegnative”, sia in termini di ore lavorate sia in termini di fatica mentale e/o fisica.
Credo sia necessario fermarsi per una riflessione, perché è facile passare immediatamente al giudizio e dire che le persone non hanno più voglia di lavorare.
La vera riflessione da fare è su di noi e sulla nostra vita, su come abbiamo vissuto fino ad ora e su come vogliamo vivere da adesso in poi. L’essere passati attraverso la pandemia avrebbe dovuto farci riflettere sulle cose importanti della vita e sul nostro non pensarci perché presi dagli ingranaggi del sistema.
È chiaro che questa riflessione può portare alcuni a rallentare e altri a continuare al ritmo di prima, perché non siamo tutti uguali e molti si trovano bene a lavorare molte ore al giorno e con ritmi incalzanti. Ci sarà certamente chi lavora quanto e più di prima, per recuperare il tempo perduto.
Ma non per tutti è così, molti altri sono invece alla ricerca di ritmi di lavoro sostenibili, che consentano una vita extra-lavorativa soddisfacente e appagante, che dia la possibilità di seguire meglio i propri figli o di stare più vicino ai propri genitori...