Sulla scia di alcuni temi trattati nel recente passato (“No profit for profit”, “La professione del futuro? Esperto di compliance”, “La consulenza welfare come nuova opportunità di business”) l’intenzione è di continuare sul filone delle nuove opportunità professionali che interessano una nutrita schiera di professionisti: commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati, ma anche professionisti dell’informatica e ingegneri.
L’opportunità giunge dall’art. 42 del GDPR, ossia l’ultimo Regolamento europeo sulla privacy che è stato recepito nell’ordinamento italiano. Tra le righe della direttiva emerge la necessità di istituire meccanismi di certificazione, sigilli e marchi di protezione allineati alla normativa privacy. Questo si traduce, in concreto, nell’intento di identificare in maniera agile le aziende certificate ai fini privacy da quelle non certificate. Per fare ciò serviranno figure specifiche, formate adeguatamente e che devono ruotare attorno a un ente certificatore accreditato da Accredia (l’ente italiano di accreditamento). Per di più il settore sembrerebbe avere un bacino con un ottimo potenziale: alcuni dati rilevati dal Sole 24Ore indicano che ci sono 300.000 aziende che aspettano di ricevere il “bollino salva-privacy”.
Ma come si diventa certificatori per la tutela dei dati? Innanzitutto, è necessario specificare che non servono particolari titoli di studio o iscrizioni in specifici albi professionali. Quello che conta è investire sulla formazione in ottica privacy. Sicuramente una formazione giuridico-economica o anche informatica può aiutare notevolmente i professionisti che vogliono lanciarsi in questo settore. Perciò: commercialisti, avvocati o professionisti dell’informatica potrebbero già avere una buona base e una marcia in più.
In gergo tecnico, le figure che certificano prenderebbero la qualifica di “auditor” o “lead auditor”. Il termine sta ad indicare l’attività di audit, ossia di revisione e valutazione di una determinata attività all’interno delle aziende. Si segnala che questa opportunità potrebbe risultare più vantaggiosa per chi ha già un’attività professionale avviata. Per capirci, prendiamo l’esempio del collegio sindacale di una Srl: in questo caso operano vari professionisti che non necessariamente fanno capo alla stessa azienda o studio professionale. Allo stesso modo, anche nell’ambito della certificazione privacy chi valuta, revisiona o certifica è molto spesso un consulente esterno che agisce con la collaborazione di altri professionisti.
