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Diritto del lavoro e legislazione sociale 11 Maggio 2026

Periodo di preavviso: regole e gestione per il prolungamento

Nel rapporto a tempo indeterminato il preavviso è disciplinato dall’art. 2118 c.c. e dai Ccnl. È ammesso il prolungamento pattizio, purché assistito da un corrispettivo per il lavoratore. La clausola è legittima se non peggiorativa e funzionale alle esigenze organizzative.

Nel contratto a tempo indeterminato le parti hanno l’obbligo di comunicare la volontà di recedere rispettando un periodo di preavviso, come specificato dall’art. 2118 c.c. La norma, infatti, stabilisce il termine e le modalità di preavviso sono normalmente stabiliti dai contratti collettivi. In effetti la contrattazione collettiva si è sempre occupata di questo importante aspetto, individuando i termini in base a diversi parametri, come l’anzianità di servizio e il livello di inquadramento e, talvolta, distinguendo tra categorie di impiegati ed operai. È ragionevole, infatti, che una figura altamente specializzata e con un elevato grado di responsabilità all’interno di un’azienda debba dare, o viceversa ricevere, il giusto tempo al datore di lavoro per riorganizzare l’organica, o viceversa trovare una nuova occupazione. In mancanza di preavviso, viene stabilito che il recedente è tenuto verso l'altra parte a pagare un’indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso. Non è raro nella prassi che le parti si accordino per derogare ai termini individuati dal Ccnl applicato in azienda per prolungare il periodo di preavviso; le ragioni possono essere molteplici, ad esempio per la particolare specializzazione posseduta da lavoratore e la difficoltà di reperire risorse sul mercato del lavoro. Per poter inserire una clausola di prolungamento del periodo di preavviso, occorre tenere a mente i principi...

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